Faggio – Fagus sylvatica L.

Divisione:Magnoliophyta
Classe:Magnoliopsida
Ordine:Fagales
Famiglia:Fagaceaebeech-562929_1280.jpgIl termine latino Fagus (italiano = Faggio) trae origine dal sostantivo greco-dorico Phāgós (greco classico = Phēgós), che stava ad indicare una particolare quercia i cui frutti erano edibili anche dall’uomo; sylvatica dal latino silvaticus = che vive nei boschi.


Il Faggio è una latifoglia della famiglia delle Fagaceae. Le piante isolate assumono normalmente un aspetto imponente con una chioma ampiamente ramificata, nei boschi invece, si sviluppano in tronchi lunghi e slanciati terminando con chiome affusolate e ramificate solo nella parte superiore.

Maurizio Azzola

Si tratta di un albero molto bello che può arrivare fino a 40 metri di altezza. La corteccia è liscia, grigia e le foglie sono alterne e brevemente picciolate, lucide, di forma ellittica, leggermente ondulate al margine. Sono di colore verde scuro lucido sopra, più chiare sotto. In autunno assumono un bellissimo giallo o rosso vivo. Il frutto è detto “Faggiola”, ed è  racchiusa in un involucro duro, che non punge, ma assomiglia un po’ al riccio del castagno, del quale il faggio è stretto parente. Questo albero predilige le stazioni fresche di montagna protette dai venti secchi (proprio quello che ci vuole per i funghi). In Italia lo troviamo un pò dappertutto (sulle Alpi fino ai 1800 metri). Il legno di faggio, piuttosto leggero, non è della migliore qualità, anche perché facilmente aggredibile dai tarli; tuttavia è largamente impiegato (specialmente in passato) in lavori di costruzione e di falegnameria.beech-3661462_1280.jpgMolto impiegato, a scopo ornamentale, nei parchi e nei giardini. E’ inoltre impiegato in silvicultura per la forestazione di montagne a clima fresco e nebbioso, con frequenti precipitazioni estive. Un tempo era anche utilizzato per le traversine ferroviarie o come combustibile. Il frutto, privato del pericarpio (velenoso) si arrostisce e si consuma come le castagne, le nocciole o le mandorle. L’olio, estratto dai semi, di colore chiaro e sapore dolciastro, viene utilizzato come condimento e un tempo anche come combustibile. Le foglie vengono usate come foraggio per il bestiame, nelle zone con scarsità di pascoli.

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Il sottobosco di Faggio spesso è colorato da vistose fioriture ed oltre al Mirtillo nero o rosso, possiamo trovare Felci ed altri arbusti come l’Erica, grazie alla quale, talvolta, possono nascere i Porcini neri.

Per quanto riguarda i funghi,  i ritrovamenti possono essere eccezionalmente numerosi come assenti: mentre in pecceta o nel castagneto, qualcosa nel cestino si riesce sempre a mettere, nella faggeta l’attività fungina può letteralmente esplodere o addormentarsi per cui, in alcuni periodi può assomigliare ad un “deserto micologico” dove non è possibile scorgere nemmeno un fungo, in altri, è un pullulare di specie pregiate come Porcini, Cantarelli e Colombine, ma la condizione del sottobosco permette talvolta ai cercatori di scorgere i funghi anche da lontano.

In tarda primavera è possibile incappare nei primissimi Boletus pinophilus, a patto che la temperatura sia clemente e soprattutto che il Faggio sia misto a Castagno.

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Ad inizio estate, nelle radure e lungo i margini del bosco possono sbocciare, anche abbondanti, Boletus aestivalis (Estatini) e molti esemplari di Amanite senza anello (Sezione Vaginatae) mentre nel fitto, crescono molto bene la Russula cyanoxantha e l’Amanita rubenscens. Soltanto ad agosto inoltrato, se le piogge e le temperature sono quelle ideali, può realizzarsi la buttata vera e propria di Boletus edulis sanissimi e bellissimi, moltissime Russole e Cortinari, ed in funzione delle locali condizioni climatiche (presenza di abbondanti piogge) potremo trovare anche le Trombette dei Morti. In seguito, se il clima si manterrà adatto, avremo un settembre ricchissimo di funghi di ogni specie compresi moltissimi Cantarelli, cercando di evitare i Chiodini prodotti in questo habitat perché, a giudizio di alcuni, amari e poco appetitosi.

 

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